25 Luglio 2009

La leggenda dello Sparafunno

Mi pare di sentirle le voci dei contadini che cantano e conversano tra di loro mentre lavorano nei campi.
Ma i campi sono sprofondati;loro sono lì sotto,nella terra più profonda,ricoperti dal terriccio scuro e freddo.
Si dice che se la notte di Sant'Anna,il 26 luglio,ti rechi nella località "Sparafunno" facendo attenzione alle sterpaglie e agli animali selvatici,puoi sentire sotto i tuoi piedi il rumore degli zoccoli dei cavalli che trottano e le voci dei braccianti che lavorano.
Ma devi stare in silenzio per poter godere di questo raccapricciante spettacolo.E' come se loro continuassero a vivere lì giù,come se i loro spiriti non si fossero rassegnati alla sorte che gli è toccata.
La leggenda dello Sparafunno è una storia molto antica,tramandata oralmente di padre in figlio,di nonno in nipote.
Si racconta da secoli che in un anno non precisato,probabilmente molto prima del 1860,nel giorno di Sant'Anna sia successa una cosa terribile,una tragedia immane.
Durante il giorno dedicato alla santa,madre di Maria,ogni tipo di lavoro deve essere abbandonato,come se fosse sacro.
Ci si deve riposare e il riposo deve essere dedicato alla santa,alla quale si deve accendere,come di tradizione secolare,una candela  sul davanzale della finestra.
Ma quel lontano giorno di un anno non specificato,i contadini della località ora nota col nome di Sparafunno decisero che avrebbero faticato lo stesso perchè i lavori campestri erano arretrati.
Contro il volere delle loro mogli devote,sfinite nel viso e nell'anima dalla fatica quotidiana,i contadini del villaggio si riunirono insieme per lavorare come di consueto la terra.
Una terra che aveva bisogno di attenzioni e che non poteva permettersi di essere lasciata da sola neanche per un solo giorno.
Prepararono le bestie per la lunga giornata che li attendeva e ci fu l'esodo.
 I contadini,noncuranti della sacra giornata,lavorarono e lavorarono anche duro.
Uno di loro,seduto sull'aratro,sembrava bramoso di blasfemia e appariva felice della scelta fatta che andava contro i costumi religiosi dell'epoca.
Tutti mettevano l'anima in quel lavoro,desiderosi di terminare al più presto le arature.
Intanto,mentre i contadini sudavano nei campi,i bambini giocavano poco distante dai loro padri,al villaggio,davanti alle loro case in mattoni grezzi,facendo gruppo ed emanando gridolini e risatine spensierate.
Le loro madri avevano seguito i mariti nei campi,le nonne,invece preparavano il pranzo e le bis-nonne erano sedute su sedie di legno traballanti davanti all'uscio delle loro case rustiche,impegnate in lavori manuali femminili.
-Giuvà,piglia u catino e ll'acqua!-(prendi il contenitore con l'acqua)
gridò un uomo basso e tarchiato,con la pelle arsa dal sole.Doveva avere intorno ai quarant'anni,ma ne dimostrava dieci di più.
Qualche contadino era sfinito dal lavoro,qualcun'altro,come il quarantenne basso e tarchiato,mostrava,invece,una espressione felice,perchè sapeva che più tardi sarebbe tornato a casa,dove l'aspettava la giovane moglie  che lo avrebbe rallegrato.
-Arr!!Sant'Anna!- gridò questi senza esitare.
Quella bestemmia cadde come un fulmine a ciel sereno.
Il grido di quel disgraziato fu come uno sparo inaspettato,come un bicchiere che cade a terra e si spezza in mille cocci.
Tutti si girarono verso di lui,con gli occhi sgranati per lo stupore nato dopo aver udito una sì simile blasfemìa.
Nel giro di pochi istanti i cieli sopra quello sventurato e affamato villaggio di contadini si oscurarono:nuvole grigiastre e indaco si strinsero sempre più.
Si udivano agghiaccianti rumori baritonali di provenienza incerta che facevano tremare la terra e l'anima di quella gente.
La terra sotto di loro cominciò a vibrare.
I bambini al villaggio cominciarono a scappare senza una meta,spaventati da ciò che stava per accadere di sconosciuto a loro;le vecchie sedute a ricamare gettarono i lavori sul selciato e abbandonarono,ciondolando,la loro postazione,sorreggendosi su bastoni di legno scuro;le nonne uscirono dalle case per cercare e proteggere i loro nipoti da qualcosa che era troppo grande e indomabile.
I vitelli rimasti nelle stalle cominciarono a muggire come mai  avevano fatto,i cavalli si divincolarono dai legacci e iniziarono a scalpitare come impazziti.
Le galline e le oche gridavano e svolazzavano,perdendo qualche piuma.
Tutto era un trambusto geerale.Il panico si era distribuito tra tutte le generazioni presenti.
Un unico lampo squarciò i cieli.
La terra,nel frattempo,continuava a tremare.
Cominciò a sgretolarsi con prepotenza e a mandare giù le anime innocenti dei bambini,i cavalli,i buoi imbizzariti,i contadini blasfemi e le loro donne.
Tutto avvenne nel giro di pochi brevissimi istanti.
Qualcuno cercava di salvarsi,aggrappandosi inutilmente a qualcosa che non c'era più;ma la terra era diventata meschina:doveva annientarli,mandarli giù e riempire i loro polmoni di terriccio fino ad asfissiarli.
Questa era la punizione che meritavano,adulti e bambini,per aver bestemmiato e per non aver osservato la sacra tradizione in onore di Sant'Anna.
Pagarono tutti per una colpa commessa da una sola persona.
Le donne erano colpevoli soltanto di aver appoggiato i loro uomini;ma sprofondarono anche loro,con i figli,le suocere...
Qualche minuto dopo era tutto finito.Dei contadini,delle loro mogli,figli,madri e nonne non si vedeva più neanche l'ombra.
Tutti erano stati inghiottiti dalla terra,animali e attrezzi compresi.
Non rimaneva neanche lo scheletro di quel vecchio villaggio di contadini;tutto era sparito lì sotto.
La terra si era vendicata.
Erano "spariti nel fondo."
Per questo,ora,quella zona periferica di campagna si chiama "Sparafunno",perchè tutti sparirono nel fondo di quella terra assassina,a causa di una bestemmia.
Ancora oggi si può avvertire il vuoto sotto di sè,se si cammina per lo Sparafunno.
Tutt'oggi è possibile ascoltare le grida dei bambini,lo scalpitio dei cavalli e le voci indistinte delle donne.
Tutt'ora aleggia nell'aria il mistero dello Sparafunno e se camminate per di lì,vi pare di vederla quella gente sventurata che lavora nei campi con devozione,ardendo sotto il sole,come se quegli stessi gesti fatti prima di sprofondare fossero stati fissati per sempre.

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